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La cenere dell’Etna come risorsa per l’edilizia?

Da settimane ormai, i centri pedemontani e tutto l’hinterland catanese sono letteralmente invasi da cenere e lapilli provenienti dalle numerose e frequenti eruzioni dell’Etna. In tanti, soprattutto in questi giorni, si chiedono cosa si possa fare per trasformare la cenere dell’Etna da problema in risorsa.

C’è chi ha fatto della cenere dell’Etna un originale souvenir 100% naturale da spedire ai propri clienti e chi, invece, si è limitato a utilizzarla come fertilizzante per il proprio orto o giardino.

Il problema delle Amministrazioni comunali

Se per il privato non sussiste alcun problema per la raccolta e il riutilizzo della cenere dell’Etna, la situazione è decisamente diversa per le Amministrazioni comunali.

Queste ultime, infatti, sono costrette a liberare in tempi molto celeri strade e piazze dalla cenere dell’Etna, per evitare incidenti. Il problema è che i prodotti piroclastici raccolti in questo caso vengono definiti “rifiuto municipale”, ovvero “speciale”, quindi la cenere dev’essere conferita direttamente in discarica.

Per poterla utilizzare per altri scopi, è necessario che superi alcune analisi che confermino che non contenga sostanze pericolose. Una soluzione, però, che comporta la sistemazione della cenere vulcanica in un deposito, in attesa delle analisi, con conseguenti oneri economici molto elevati. Costi insostenibili per le casse comunali.

E per l’edilizia?

La cenere raccolta dai privati in teoria può anche essere riutilizzata, per esempio in edilizia. Ma la questione non è così semplice come sembra.

Il problema del riutilizzo della cenere del vulcano è già da molti anni oggetto di indagini e studi dell’ateneo catanese. Nonostante ancora non si sia arrivati del tutto a poter considerare la cenere vulcanica una risorsa per l’edilizia, i risultati sono soddisfacenti e incoraggianti.

Tra le possibilità di riciclo della cenere e dei lapilli, ci sono l’impiego nel calcestruzzo, nelle malte, negli intonaci isolanti oppure nella realizzazione di prodotti laterizi tradizionali o di sottofondi stradali.

In linea di massima pare che molte delle ceneri generalmente prodotte da diversi vulcani nel mondo, se ridotte in granuli molto sottili, possano sostituire il cemento Portland nel calcestruzzo e nelle malte cementizie, con una conseguente riduzione di emissioni di CO2. Purtroppo, la cenere dell’Etna pare che non sia tra queste, in quanto non gode di elevata reattività pozzolanica, ovvero non è in grado di sviluppare i legami chimici indispensabili per ottenere prodotti che garantiscano massima resistenza.

Questa caratteristica dunque ne limita l’utilizzo alle grosse granulometrie. Le frazioni fini, invece, possono essere utilizzate al posto dell’inerte tradizionale di cava.

Vediamo cos’altro si può fare in edilizia con la cenere dell’Etna

Grazie alla sua elevata porosità, la cenere dell’Etna può rappresentare una risorsa per l’edilizia anche per la preparazione di malte alleggerite e di intonaci o pannelli isolanti. È in grado, infatti, di garantire elevate prestazioni in termini di conducibilità termica. E non finisce qui: sono in atto degli studi per utilizzare la cenere dell’Etna anche in nuovi materiali, denominati geopolimeri.

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